Rapsodia Ungherese (1982) di Vittorio Giardino

300-rapsodia-ungherese-cover-Quando acquisto un libro di cui sono particolarmente interessato non riesco mai ad iniziarne la lettura in breve tempo; intraprendo un percorso di attesa direttamente proporzionale alle speranze riposte nel volume. Il medesimo meccanismo si è innescato anche con il presente fumetto allontanando il momento della lettura da quello dell’acquisto di circa sei mesi.
Credo che questo piccolo aneddoto abbia descritto al meglio la fiducia da me riposta (nell’ormai Lucca Comics 2014) in Rapsodia Ungherese; fiducia, ormai posso dirlo, pienamente ripagata.
Prima di entrare nel vivo della recensione colgo l’occasione per segnalare Fumettology, serie di documentari sulla nona arte prodotta dalla Fish-Eye Video (andati in onda su RAI4 e RAI5 le cui puntate sono reperibili qui). Ho particolarmente apprezzato questa produzione, in primo luogo in quanto se ne vedono poche sull’argomento e ancor meno di questo livello qualitativo, in secondo luogo perché, proprio grazie ad uno di questi documentari, ho potuto conoscere e approfondire l’artista Vittorio Giardino.
Veniamo ora alla recensione. Rapsodia Ungherese è essenzialmente una storia di spionaggio vecchio stile, la cui narrazione mai frenetica ed equilibrata rende comprensibile la trama comunque complessa. Il tutto caratterizzato da una sapiente gestione dei dialoghi e da limitati momenti action. Giardino non costruisce una storia di veloce fruizione, non cerca la lettura spasmodica di certo fumetto popolare (pensiamo ai 15 min. del Ringo di Recchioni) ma riesce comunque a mantenere alta l’attenzione del lettore modulando sapientemente il ritmo narrativo. Questa intelligente gestione evita la noia e permette , allo stesso tempo, una lettura più attenta e ragionata.
L’autore bolognese dimostra di aver appreso la lezione della scuola francofona e dei suoi maestri più illustri (certamente Jakobs più di Hergè) regalandoci un fumetto la cui formalità è riscontrabile nei disegni quanto nella sceneggiatura. Giardino ci dimostra ancora una volta come il discorso affrontato nel “Il Marchio Giallo” sia valido. L’acclamata Ligne Claire non può essere considerata esclusivamente in quanto tipicità illustrativa ma va

Tutto inutile

Tutto inutile

considerata piuttosto in quanto canone di costruzione e sviluppo di una storia a fumetti. L’autore confeziona così un opera dalla trama complessa eppure comprensibile, l’intrigo si dipana davanti ai nostri occhi nella maniera più chiara possibile senza ammiccamenti o piacionerie nei confronti dei lettori.
Come già accennato, questa volontà di semplificazione interessa ogni aspetto del fumetto, in maniera particolarmente evidente nella sceneggiatura. Le inquadrature proposte sono sempre funzionali alla storia eliminando ogni velleità o virtuosismo tecnico fine a se stesso. Anche la divisione interna delle tavole è caratterizzata da un estremo classicismo, pur non sfociando nelle simmetrie di Jakobs, ogni vignetta è dove dovrebbe essere e dove ci si aspetta di trovarla. Nel pieno della tradizione assolutamente bandite splash page, vignette scontornate o a sfondo bianco.
La narrazione molto controllata permette una completa immersione nell’ambientazione della storia tanto da poter affermare che una delle protagoniste indiscusse del racconto è la Budapest del 1938. Siamo nuovamente di fronte ad una delle caratteristiche più peculiari della scuola nata tra Francia e Belgio; porre sullo stesso livello ogni elemento presente nella vignetta affinché anche il più semplice elemento coreografico abbia il giusto risalto. Giardino si dimostra maestro nella valorizzazione dei particolari, la sua ricerca storiografica è molto precisa e approfondita, come ho potuto constatare io stesso durante una conferenza con l’artista allo scorso Lucca Comics.
Rapsodia Ungherese non ha unicamente il pregio di raccontare una bella storia ma, come nella più consolidata tradizione del fumetto popolare, ci regala anche un personaggio, Max Fridman, estremamente caratterizzato e difficilmente dimenticabile. Proprio nella costruzione del protagonista troviamo, in un contesto iper classico, l’elemento di maggiore innovazione. Fridman non va considerato un eroe, almeno nella sua concezione più

Friedman non sempre pronto all'azione

Friedman non sempre pronto all’azione

classica; non può essere considerato nemmeno un antieroe, la sua moralità e integrità non vengono mai messe in dubbio. Il nostro protagonista è semplicemente un uomo, svolge la mansione assegnatagli con la disillusione della persona matura, costretta ad un lavoro mal sopportato ma conosciuto alla perfezione; in questo senso poco sarebbe cambiato tra spia o magari panettiere.
Ad un personaggio così complesso e maturo, certamente atipico rispetto a molto fumetto popolare, l’autore aggiunge un ulteriore elemento narrativo d’avanguardia. Giardino scoppia la bolla. Risolve tutta la vicenda con un nulla di fatto. Friedman, tutti i personaggi, il lettore stesso, hanno inseguito un miraggio un illusione. Quella raccontata diviene semplicemente una piccola avventura nel grande quadro della storia, insignificante dopotutto. Una riflessione aspra sul senso della vita e una visione disillusa dell’eroe pone Rapsodia Ungherese ad un livello ben più alto della normale produzione d’intrattenimento a fumetti.

Giardino con il suo personaggio più noto

Giardino con il suo personaggio più noto

Un volume da acquistare a tutti i costi, sia per la qualità del disegno assolutamente fantastica nella sua eleganza, sia per un protagonista entrato ormai tra le leggende del fumetto italiano, sia per la maturità complessiva dell’opera.
Un fumetto da consigliare agli amici appassionati di letteratura che non hanno mai trovato lo stimolo giusto per appassionarsi anche della controparte disegnata, un opera questa il grado di affascinarli e conquistarli.

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2 thoughts on “Rapsodia Ungherese (1982) di Vittorio Giardino

  1. Storia davvero interessante. I suoi disegni mi piacciono molto. E comunque sia anch’io sono il tipo di persona che quando compra un libro o fumetto che mi intriga tanto, lo leggo dopo un bel po’ di tempo. Chissà mai perché.

  2. I disegni di Giardino sono veramente belli e se hai modo acquista il libro ne vale veramente la pena.
    Con la storia di aspettare a volta mi dimentico anche di averli comprati i libri 🙂

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