Racconti per l’Estate: da Fitzgerald a Buzzati, passando per Carver e Melville

racconti_estateIn quest’ultimo mese, tra trasferte marittime e gite al lago, il tempo per la lettura, la visione di film e quant’altro si è visibilmente ridotto ed avevo come la sensazione che solo dei racconti potessero colmare a dovere quei piccoli ritagli di tempo che avevo. E’ così che mi sono armato di autori che conoscevo e sono andato alla scoperta di alcune raccolte di racconti, per l’esattezza La boutique del mistero di Dino Buzzati, Bartleby lo Scrivano di Hermann Melville, Di cosa parliamo quando parliamo d’amore di Raymond Carver e Racconti dell’età del Jazz di Francis Scott Fitzgerald.

La raccolta di Buzzati, pubblicata nel 1968, contiene 31 racconti tra i più significativi dell’autore: angoscia, solitudine, paura, mistero, grottesco, situazioni bizzarre, elementi autobiografici, spaccati della società del tempo filtrati dall’occhio fantasioso ed estremamente particolare dell’autore. Iniziando a leggere il racconto “Sette Messaggeri” si respira subito l’angoscia del tempo che scorre, percepita, tra le altre cose, nello spettacolare “il deserto dei Tartari“, mentre ne “Il cane che ha visto Dio” la fantasia gioca con le tradizioni dei piccoli borghi di campagna, lasciando nel finale un alone di fantastica meraviglia. Da gustare.

Per quanto riguarda invece Bartleby lo Scrivano, pubblicato nel 1853, mi sono ritrovato faccia a faccia con un’opera tanto affascinante quanto inaspettata; ero rimasto fermo alla mia lettura adolescenziale di Moby Dick e mai avrei pensato ad una versione “kafkiana” di Melville. In questo racconto, il titolare di uno studio legale di Wall Street, dopo aver assunto Bartleby per un lavoro di copista, si ritrova a non potersene più liberare dopo aver constato l’assoluto rifiuto a effettuare qualsiasi cosa vada al di fuori della sua mansione: “Preferirei di no” è quanto Bartleby incessantemente ma dolcemente ripeterà fino a chiudersi completamente su se stesso. Non è difficile capire come il protagonista e la sua costante ma educata risposta siano entrati nella letteratura mondiale senza uscirne più. Un piccolo capolavoro.

Mi ero già imbattuto poco tempo fa in Carver (qui e qui) e questa raccolta è tornata “di moda” dopo essere stata inserita nella trama di Birdman, vincitore dell’Oscar per il miglior film quest’anno; la curiosità mi ha spinto di nuovo a viaggiare nella desolazione e nella normalità delle solitutini carveriane, ritrovando alcuni dei racconti che hanno ispirato, tra l’altro, il film corale di Altman, America Oggi. Pubblicata nel 1981, la raccolta racchiude 17 tra i racconti più famosi e rappresentativi di Carver: la semplicità con cui i personaggi vivono la loro vita, si interrogano, si amano, uccidono, si accompagna perfettamente allo stile lucido e minimale dell’autore. In molti casi sembra non succeda nulla o sembra che qualcosa di brutto stia per accadere, ma a Carver forse non interessa quel momento, alcune volte al centro del racconto è il momento subito precedente, in altre è il successivo. Lascia senza parole come sempre.

Con Racconti dell’età del Jazz, pubblicata nel 1922, aggiungo un tassello alla bibliografia del mio amato Fitzgerald e, dopo Maschiette e Filosofi, ritrovo l’atmosfera degli anni ’20 con i suoi splendidi personaggi in cerca di riscatto, pronti a rincorrere la fortuna americana e a rimanerne quasi sempre delusi, accompagnati in questo caso da storie meno consuete e più surreali come Il curioso caso di Benjamin Button, universalmente celebre in seguito alla trasposizione cinematografica con Brad Pitt o come Il diamante grosso come l’hotel Ritz. Tra tutti segnalo Primo Maggio, un racconto forse tra i più impegnati dell’autore, in cui si getta uno sguardo su quella gioventù distrutta dalla guerra, tornata a casa e incapace di ritrovare un posto nel mondo, ma abbagliata come sempre dalle sfavillanti luci di un futuro impossibile. Splendidi e affascinanti.

Se proprio volessi trovare un filo comune a queste mie letture, oltre al caso della mia scelta legata a suggerimenti carpiti in giro o in rete, potrei dire che questi racconti, nel loro piccolo, forniscono dei quadri d’insieme piuttosto completi degli autori che li hanno composti e magari possono essere un buon mezzo per avvicinarsi all’opera di scrittori che ancora non si conoscono. Buona lettura!

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