Follie di Brooklyn (2005) di Paul Auster

follie-di-brookAl terzo romanzo di Auster che leggo, posso sbilanciarmi e dire che sì, è uno scrittore travolgente e sì, ti lascia sempre interdetto presentando storie tutte diverse le une dalle altre; in questo caso la mia reazione è stata inizialmente negativa, ero quasi deluso, poi ho letto mezzo romanzo in un pomeriggio, restando con l’amaro in bocca e la certezza di aver vissuto qualcosa di buono. Nathan Glass, pensionato e divorziato, dopo aver scoperto di avere un cancro, decide di finire i suoi giorni in solitudine nel quartiere di Brooklyn: qui, mentre decide di dedicarsi ad un libro sulle follie del quartiere e sui momenti assurdi della sua vita, ritrova suo nipote Tom, commesso in una libreria, e lentamente si appassionerà di nuovo alle stravaganze dell’esistenza, conoscendo nuovi amici e tornando a vivere.  Follie di Brooklyn è essenzialmente quello che ci succede mentre siamo troppo concentrati su noi stessi, mentre magari pensiamo che la nostra vita non abbia senso: ebbene, Auster, con una storia non storia, a volte inverosimile e rocambolesca ci fa capire che tutto merita di essere raccontato e avere un posto nella storia e ce lo fa vedere attraverso gli occhi del disilluso Nathan. E’ difficile provare simpatia per lui, è uno stronzo dichiarato, ma il suo sguardo quasi privo di ogni pregiudizio riscopre la voglia di mettersi in gioco banalmente, accettando di mettersi in mezzo a storie e vite di cui poco prima nemmeno conosceva l’esistenza. Qui troviamo Harry, il libraio dall’oscuro passato, Tom, senza arte né parte, l’Hotel Esistenza ai confini col Vermont, la piccola e caparbia Lucy e via dicendo: personaggi che si avvicendano come nei più classici romanzi di avventura, ognuno meritevole di attenzione e necessario ai fini dell’azione.  Si sorride, ci si annoia, qualcosa di inquietante è sempre dietro l’angolo: insomma c’è un po’ di tutto. Quello che resta alla fine è la sensazione di aver letto una storia: non necessariamente speciale, avvincente o commovente, ma semplicemente una storia che andava scritta e letta.

” e quando una persona è abbastanza fortunata da vivere all’interno di una storia, da vivere in un mondo immaginario, i dolori di questo mondo svaniscono. Perché fino a quando la storia continua, la realtà non esiste più.”

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5 thoughts on “Follie di Brooklyn (2005) di Paul Auster

  1. Di Auster ho la Trilogia di New York. Ha un grande stile ma soprattutto le sue storie sono assurde e incredibile, ma così reali che lascia davvero spiazzato.

    • In questo romanzo la cosa che inizialmente spiazza è la mancanza forse del suo stile, ma la storia e la sensazione che lascia è tipica sua. Della stupenda Trilogia ne ho parlato in un post sempre qui tempo fa, grazie per il feedback! 🙂

  2. Dopo un sacco di tempo ritrovo qualche ora per tornare in WordPress, compilare un mio post (più masochistico ed impopolare del solito, visto che questa volta parlo anche di poesia e ne emetto persino alcune dentro il pezzo!) e soprattutto fare un giretto tra i blogger che maggiormente stimo (bisogna sfrondare un po’, eh!).
    Immagina la graditissima sorpresa di trovarmi un bell’articolo, fresco fresco di stampa (due giorni appena, dai, non è nulla) di uno dei miei opinion leader, il Cruciani (detto proprio alla milanese, con tutto che vivo a Bologna e sono oriundo marchigiano e di padre zaratino)!
    Il mio incontro con Paul Auster è legato alla lettura che feci nel 1996, dopo l’uscita del film “Smoke” di Wayne Wang, che, come di certo saprai, non si limitò ad ispirarsi semplicemente al racconto di Auster “Il racconto di Natale di Auggie Wren”, ma fu interamente sceneggiato dal nostro scrittore.
    Ho quindi praticato un percorso alla rovescia: dal film (che mi piacque) allo scrittore e da New York (set e luogo metaforico) alla trilogia di romanzi celeberrima.
    Un viaggio di cui restai soddisfattissimo.
    Tuttavia, dopo “La stanza chiusa” non approfondii la lettura di tutte le altre opere del nostro ed oggi, questa tua bella recensione, così sciolta, pulita ed invitante, mi sta spingendo a considerare molto seriamente invece di proseguire oltre.
    Ho letto da un tuo commento, settimane or sono, sul blog di un collega, che anche tu non leggi più con il ritmo che avevi una volta e quindi puoi capirmi quando dico che il tempo è davvero merce preziosa, per chi non un highlander!
    E’ stato davvero un piacere ritrovarti.

    • Grazie per essere passato Kasa, non posso che ringraziarti per quanto dici, ahimè leggo un po’ pochino e sono quindi meno attivo ma quando posso, mi faccio un giro a leggere..di Auster sapevo del film ma non ho ancora avuto il piacere di tuffarmi a vederlo. Appena riesco approfondisco il tuo contributo su dark knight e la poesia 😉 alla prossima!

      • Stavo ringraziando il tuo sodale recensore collega per le belle parole che ha speso su un altro mio post ed ora leggo te, sempre squisito!
        Con buona pace di Doc e Marty, la freccia del tempo per noi umani è unidirezionale e come tale brucia il presente senza lasciare margini…
        Alla prossima, Alessandro!

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