Grendel: Ecco il Diavolo (1986) di Matt Wagner

copertina grendelHo conosciuto Matt Wagner e il suo sanguinoso personaggio sulle pagine di “Anteprima” e devo ammettere che è uno dei pochi meriti che posso riconoscere a questa rivista mensile. Sono a conoscenza della sua natura pubblicitaria (si tratta di una produzione Panini) ma i toni costantemente sensazionalistici e il continuo uso di termini come, genio o capolavoro la rendono una pubblicazione a tratti fastidiosa.
Il primo approccio con Grandel è stato grazie al numero zero “Il diavolo nelle azioni” una lettura sorprendente; un fumetto innovativo sotto molti aspetti, fra tutti l’inusuale scelta grafica orientata verso l’art-decò di inizio novecento. La bellezza di quel volume mi ha portato successivamente all’acquisto del numero uno qui recensito.
L’impatto iniziale non è stato dei migliori, memore del fantastico apripista mi aspettavo di trovarmi di fronte un’altra esplosione visiva. Per “Ecco il diavolo” invece, Matt Wagner riporta il fumetto su binari più canonici. Gli spunti di interesse comunque non latitano e l’allora giovane autore mette in mostra una straordinaria capacità di gestione del racconto. Appare evidente la volontà di evitare strutture narrative lineari, preferendo ad esse forme circolari ed elaborando un meccanismo narrativo di notevole interesse. La storia viene

Una delle splendide tavole de "Il diavolo nelle Azioni"

Una delle splendide tavole de “Il diavolo nelle Azioni”

narrata subito per intero, dal prologo al suo epilogo, si torna poi indietro con una sorta di “effetto zoom” per approfondire un particolare momento ed arricchirlo di nuovi significati, storie tra le storie, in un complicato gioco di scatole cinesi di cui Wagner tesse le fila in maniera esemplare, tanto nel micro cosmo del singolo albo, quanto nel macro cosmo dell’intera serie, risultando quest’ultimo uno degli aspetti di maggior interesse in Grendel.
La sceneggiatura pur non raggiungendo le vette del più volte citato numero zero si fa apprezzare per la sua pulizia e per alcune soluzioni affatto scontante, soprattutto nella gestione temporale della tavola.
Per quanto mi riguarda la nota dolente risiede nell’aspetto grafico. La qualità dei disegni è altalenante, mai eccellenti e troppo spesso insufficienti; su tutti, l’imbarazzante resa del fuoco nella casa del giornalista Lucas e il pessimo demone al centro, per altro, della vicenda.
Pur nei limiti mostrati dal comparto grafico si tratta, senza ombra di dubbio, di un fumetto interessante, meno, a mio avviso, del numero zero ma probabilmente più indicativo dell’intera serie ormai cult in America. Un universo, quello di Grendel, il quale meriterebbe maggiore attenzione da parte mia, in virtù dell’ottima edizione Panini, attenzione per ora catalizzata su altri fronti soprattutto in vista dell’imminente Lucca Comics 2015.

Il sanguinario Grendel

Il sanguinario Grendel

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