Hanno cambiato faccia (1971) di Corrado Farina

hannocambiatofaccia_recensione L’impiegato Alberto Valle viene convocato dal proprietario della sua azienda per un incontro nella villa di quest’ultimo, immersa nella nebbia delle langhe piemontesi. L’Ing. Nosferatu, questo il nome del misterioso uomo d’affari, farà una proposta molto particolare a Valle, mentre l’impiegato, durante la permanenza della villa, scoprirà qualcosa di inaspettato e spaventoso. Già dal nome del proprietario dell’azienda si capisce vagamente dove il film voglia andare a parare, peccato che invece riesca a stupire nella messa in scena affascinante ma tutto sommato minimale e lasciando allo spettatore interrogativi e suggestioni ancora incisive, dopo più di quarant’anni dalla sua uscita. Un caso anomalo nel pur vasto repertorio del cinema di genere di quegli anni, la pellicola si posiziona tra il thriller e l’horror in un punto in cui il grottesco spaventa e il non visto inquieta anche quando la vicenda si fa più didascalica. Il male in questo caso va ricercato nel progresso, nel consumismo di massa, nella società contemporanea quindi dalla quale è impossibile uscire dagli schemi, ma in cui si può solo soccombere a inutili bisogni. Hanno-cambiato-faccia01Ed ecco che i mezzi di controllo delle masse passano attraverso consigli di amministrazione tra potenti dirigenti i quali mettono all’ordine del giorno la vendita di LSD (la reclame proposta è qualcosa di davvero weird). In tutto ciò, tra dinamiche non sempre naturali – la relazione tra Valle e l’assistente di Nosferatu, Corinna mentre la ragazza discinta conosciuta per strada rimane in macchina a dormire…- e inesorabili cadute nell’incubo è l’atmosfera straniante che regge a mio avviso la pellicola. E’ ottima l’ambientazione, nelle nebbie delle langhe sembra di riassaporare il gotico dracula d’altri tempi e i ruderi del villaggio si contrappongono al lusso tecnologico della dimora di Nosferatu nella quale le più moderne invenzioni arredano e diventano protagoniste. Un film atipico, una riflessione originale, un mito intramontabile aggiornato al XX secolo in una declinazione non proprio consueta. Consigliato.

Herbert Marcuse «Il terrore, oggi, si chiama tecnologia».

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2 thoughts on “Hanno cambiato faccia (1971) di Corrado Farina

  1. Una chicca davvero dimenticata da molti ed un film che oggi definiremmo decisamente politico, com’era molto del cinema anni ’70.

    Una grande metafora del potere, in cui lo sceneggiatore Berruti crea il perfetto parallelismo tra il vampirismo demoniaco e quello degli imprenditori senza scrupoli, per i quali i consumatori sono solo carne da succhiare.

    Aldilà della politica nostrana, degli hippies e del rifiuto del consumismo, resta anche il vigore di un cinema di genere che risulta qui tangente all’horror, il quale per altro in quel decennio vive di critica sociale aperta (come dimenticare il simbolico supermarket, teatro  dello “Zombie” di Romero).

    Questo tuo delizioso pezzo è anche una bella occasione per ricordare il grande attore messinese Adolfo Celi, sempre incredibilmente a suo agio, sia nei ruoli più italici e meravigliosamente provinciali (dalla commedia satirica di “Amici Miei” a quella pecoreccia de “L’affittacamere”), sia in quelli internazionali (come dimenticare lo splendido villain di “007: Thunderball” o il personaggio del medico nel “Le fantôme de la liberté” di Bunuel) e financo in televisione, perché il suo ruolo di Lord Brooke nel “Sandokan” di Sollima ha avvinto un’intera  generazione.

    Grazie Alessandro, per questo ricordo di cinema vintage e di bel pensiero.

    • grazie a te per il feedback, mi trovi d’accordo su tutto, mi scuso per il ritardo nella risposta ma sono state settimane piuttosto piene. 🙂

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