L’orrore in 4 titoli: Baskin (2015), Hush (2016), The Witch (2015) e The Invitation (2015)

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Quella appena trascorsa è stata un’intensa e inaspettata settimana fortunata per le mie private visioni horror; ho avuto e sono riuscito a procurarmi tempo per vedere alcuni titoli che da tempo aspettavo ed è stata gioia sotto tutti i punti di vista. Ne parlo in un post unico per motivi di tempo e perché in fondo questi film rappresentano alcune tra le diverse sfaccettature che più amo del mio genere preferito. 262960-baskin-0-230-0-345-cropBaskin di Can Evrenol è l’horror turco di cui tutti parlano: qui le aspettative erano a mille e forse un po’ sono state deluse, certo è che abbiamo di fronte un nome da tenere d’occhio e un’opera prima di tutto rispetto. Il film ci porta dritti all’inferno insieme ad una pattuglia di sbirri turchi, la loro notte è lunga, inizia in una tavola calda malfamata di periferia e si concluderà in una villa abbandonata da cui proveniva una richiesta di rinforzi. Il confine tra sogno e realtà già dalla primissima scena è labile e in quella dimensione si annidano le paure e il male più totale tra umanoidi deformi, sodomie e mutilazioni il viaggio all’inferno è appena iniziato. Visivamente ricco di riferimenti al passato e coraggioso nel riprendere un certo mondo mostruoso barkeriano si perde un po’, secondo me, nella dimensione narrativa del sogno/realtà ma sicuramente è una visione consigliata anche solo per avere voglia di accingersi al cinema di genere turco.

Hush_2016_posterMike Flanagan dopo Absentia e Oculus torna con un “filmetto” di 80 minuti, distribuito senza passare in sala direttamente da Netflix, che appartiene alla categoria degli home invasion: in Hush abbiamo Maddie, scrittice sordomuta, vittima di uno sconosciuto in maschera che vuole entrare in casa (isolata nel bosco) e ucciderla. Stereotipi quanti ne vogliamo, ma in alcuni dettagli – sia della storia, sia della messa in scena – troviamo l’Autore che ama il genere, lo conosce e ci si diverte e fa appassionare anche lo spettatore più disilluso. La parte migliore la troviamo nel gestire la disabilità di Maddie e la sua attitudine in quanto scrittrice a gestire storie e possibili svolte narrative, elementi che le permetteranno di rendere arduo il compito al killer di turno. Semplice e diretto riesce a intrattenere nella sua aderenza al genere senza dover per forza innovare.

the-witch-poster-2015Con The Witch invece mi si è aperto un mondo: l’autore Robert Eggers, come specifica al termine del film, ha studiato l’epoca in cui è ambientata la vicenda, riprendendo elementi dai processi di stregoneria del tempo e, spulciando in giro, scopro che tutto nel film è stato studiato per ricreare fedelmente il mondo dei puritani del XVII secolo, dagli abiti al linguaggio fino alle musiche, persino l’illuminazione è realizzata solo con luce naturale o candele. Siamo quindi immersi nel mondo desolato e duro dell’epoca e la famiglia protagonista cerca di sopravvivere dopo essere stata cacciata dalla comunità, ma alcune calamità si abbattono, l’ultimogenito appena nato scompare, il raccolto è praticamente nullo e sembra che il Male si stia insinuando sulla casa. E poi c’è la strega: ci viene messa di fronte sin da subito, non possiamo negarlo, ma la bravura del regista è quella di mescolare sapientemente le superstizioni con la difficoltà della vita del tempo ed ecco che la giovane Thomasine viene subito additata dai fratellini gemelli come strega e da lì il passo è breve: animali impazziti, bambini posseduti e via dicendo. Questo per quanto mi riguarda non è solo un film, a tratti sembra un documentario nel suo essere fedele al mondo che rappresenta, l’orrore come credenza, come unica spiegazione è quanto di più posso chiedere ad una storia del genere, che sia stregoneria o altro. E in The Witch c’è l’orrore, quello della vita al limite delle proprie possibilità, quello di un mondo ostile, della mancanza della propria casa, l’orrore degli equivoci e delle malelingue, il tutto in una famiglia preda di se stessa nel XVII secolo. Epocale.

The_Invitation_(2015_film)_POSTERLa sorpresa è invece questo dramma da camera firmato Karyn Kusama, The Invitation si apre con il protagonista Will, sovrappensiero alla guida della sua auto, mentre con la propria ragazza si sta recando alla cena organizzata da Eden, la sua ex che dopo due anni è tornata dal nulla ed è decisa a rifrequentare la vecchia compagnia; durante il viaggio Will investe un coyote e lo finirà col cric per farlo smettere di soffrire. Scopriremo poi cosa rende Will così tenebroso, distaccato dai suoi amici e sospettoso, mentre la cena organizzata da Eden e dal suo fantomatico nuovo compagno si rivelerà essere qualcosa di molto particolare. La pellicola si imposta tutta su Will, i suoi silenzi e i suoi sospetti sono subito i nostri, anche se ancora non sappiamo nulla del suo passato, ma qualcosa puzza e non vediamo l’ora di scoprire perché: il dramma è teso, tutto dialoghi e sguardi, fino al finale atteso e liberatorio. Qui l’orrore che piace a me è proprio quello che si nasconde dietro falsi sorrisi, la finta tranquillità delle cose non dette, le quattro mura di casa che si trasformano in trappola e non è un caso che sia ambientato in una delle confortevoli e lussuose ville delle colline di Hollywood. L’esplosione di violenza nell’ultima parte compensa lo svolgimento ambiguo e sornione della “cena tra amici”: da vedere.

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2 thoughts on “L’orrore in 4 titoli: Baskin (2015), Hush (2016), The Witch (2015) e The Invitation (2015)

  1. Sono abituato a vederti come cortese  fine recensore librario ed è stta una piacevolissima sorpresa (solo per me, non per coloro che ti conoscono bene) scoprirti cultore anche del cinema horror!

    Con la capacità della sintesi (di cui io invece decisamente difetto) hai esposto la tua perfetta opinione su 4 pellicole horror assolutamente interessanti, di cui ho avuto la fortuna di vederne almeno 3 (mi manca Hush).

    Per nessuna mi sono strappato i capelli dall’entusiasmo, ma siamo decisamente sopra la media, anche per la delusione più cocente, ossia quella del sopravvalutato film turco, molto estetizzante e borioso, sicuramente affascinane con i suoi micro piani-sequenza ed i movimenti di macchina elaborati ma anche tedioso per l’alternarsi della realtà con quello stato di sogno iper-stimolato da troppi simboli ed impulsi, altalenante tra torture-porn ed incubo.

    Incredibile poi pensare che forse il più accattivante del poker che hai recensito sia la pellicola di Karyn Kusama, che evidentemente doveva aver abdicato alla sua capacità narrativa in Aeon Flux e Jennifer’s body.

    Ti leggerei in continuazione, Alessandro!

    • Grazie Kasa, il dono (se così vogliamo chiamarlo) della sintesi ce l’ho da sempre ma in questo periodo in cui il tempo è limitato diventa una risorsa preziosa. In questo caso volevo condividere il periodo fortunato in cui sono finito infilando ben quattro pellicole di fila di un certo livello per il mio genere preferito. Per Karyn Kusama che dire…meglio tardi che mai!
      Alla prossima

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