Il bingewatchin’ estivo: You’re the Worst (2014-) e Wolf Creek (2016)

newComplice un po’di tempo libero e una serie di sfortunati eventi – l’improvvisa morta del portatile a causa di Windows 10 – mi sono ritrovato a fare una full immersion di serie tv e nell’arco di una settimana scarsa ho divorato due serie tra le più lontane l’una dall’altra: You’re the Worst ideata da Stephen Falk, giunta per il canale americano FX alla seconda stagione e la miniserie australiana, ispirata ai due film horror cult omonimi, Wolf Creek. Ne voglio parlare in questa sede perché, a loro modo, sono state due piccole sorprese, mi hanno appassionato e intrattenuto e perché magari possono essere interessanti per chiunque voglia farsi una piccola “infognata” quest’estate.You’re the Worst sulla carta si presenta come la classica comedy a tema sentimentale: siamo nella Los Angeles di successo, abbiamo Jimmy, giovane scrittore inglese burbero, antipatico e saccente che, durante il tentativo di rovinare le nozze della sua ex Becca, conosce Gretchen, una bella PR incasinata quanto basta, senza scrupoli e disinvolta. Entrambi professano di non volere una storia, di non esserne in grado, ma la loro prima notte da sballo insieme sarà la prima di molte e i due dovranno avere a che fare con dei sentimenti che credevano lontani da loro. normalpeople_gretchenCi sono poi Edgar, coinquilino/servo di Jimmy e Lindsay, amica del cuore di Gretchen e una serie di altri personaggi che si muovono con tranquillità e disperazione tra alcool, festini, sesso occasionale, droghe e grandi eventi. Oltre questa superficie di dialoghi irriverenti, di personaggi al limite c’è il tentativo di affrontare le relazioni sentimentali dei trentenni di oggi (pur avendo come punto di vista una coppia di ragazzi belli, ricchi che si ritrovano in un appartamento sulle colline di L.A.) con molta sincerità, usando il sarcasmo e l’amarezza nel mostrare che trovare la sintonia, anche quando capita per caso, è una cosa d’avvero unica e preziosa. Il salto di qualità della serie si ha poi nella seconda stagione quando un nemico senza volto inizia a turbare Gretchen e si lasciano da parte le risate, compiendo uno sforzo davvero unico in una comedy e portando qualcosa di nuovo nella serialità contemporanea. Il non detto acquisisce la stessa importanza delle battutacce sul sesso e i nostri diventano ancora più umani e nella loro stronzaggine non possiamo che essere partecipi. Insomma, lasciatevi irretire dalla peggiore coppia di innamorati della televisione e dal buio che si nasconde sotto le luci sfavillanti della bella vita californiana.

La miniserie Wolf Creek si inserisce nel solco tracciato dai due film australiani, pietre miliari dell’horror contemporaneo, portandoci di nuovo nelle terre desolate dell’Outback a fare i conti con Mick Taylor, temibile serial killer a caccia di turisti, sadico, giocherellone e imprendibile. In queste sei puntate vediamo trucidata da Mick la famiglia di Eve, ragazza americana in vacanza in Australia: la giovane riesce miracolosamente a salvarsi e una volta capito che la polizia non può fare nulla sull’ennesimo caso di famiglia scomparsa, decide di darsi alla fuga e dare lei stessa la caccia all’uomo responsabile della tragedia. trailer-wolf-creek-serie-tv-L-6p0gZGInizierà così un viaggio desolante in cui i pericoli si nascondono ovunque e Eve si farà altri nemici, mentre Mick inizierà la sua caccia per eliminare questa scomoda testimone. Questa serie, va subito detto, non segue il ritmo dei film ed ha una costruzione che può sembrare diversa, ma che ha una sua logica, se vogliamo conclusiva nel modo di affrontare la vicenda: nel primo film l’azione si concentrava sulle vittime e sul tentativo di fuga dal pazzo maniaco, uno slasher da manuale che presentava un iconico nuovo cattivo nel mondo dell’horror; nel secondo si spingeva l’acceleratore sul sadismo e la ferocia di Mick, le vittime diventavano uno strumento per conoscere meglio il nostro. Nella serie invece riusciamo a conoscere ancor di più Mick e la sua vittima Eve, ma nello stesso tempo – per esigenze legate al concetto stesso di serialità – il discorso si allarga e il male prende le forme del nord dell’Australia, delle cittadine abbandonate, delle stazioni di servizio nel nulla e della violenza gratuita di disperati incivili. Ora sappiamo come nessuno abbia mai rintracciato il killer: l’ambiente in cui si nasconde, le vaste pianure australiane e le piccole comunità nascondono pericoli da non sottovalutare e il tramonto sulle pareti di crateri nel deserto non è mai stato così terrificante. Un tassello quindi interessante e necessario, oserei dire, per avere un quadro completo sul mondo raccontato nei film di Greg Mclean, in cui l’orrore assume altre facce e la lotta per la sopravvivenza si fa sempre più difficile.

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