Infinite Jest (1996) di David Foster Wallace

71flyxgl7elQuesta non è una recensione. Se ne trovano milioni, tutte interessanti: alcune, anzi molte, spostano l’attenzione dall’analisi del “romanzo” all’esperienza personale unica e quasi mistica di essere riusciti a leggere quest’opera gigante della letteratura contemporanea americana. Non mi cimenterò in questo, non voglio recensirlo perché non ho gli strumenti anche solo per avvicinarmi all’autore e alla struttura che ha messo in piedi. Questo post è un consiglio: leggetelo e basta, non ve ne pentirete.

“Mentre il pavimento si sollevava e la presa di C si allentava, l’ultima cosa che vide Gately fu un orientale che si abbassava verso di lui con un quadrato in mano e lui guardò dentro il quadrato e vide chiaramente il riflesso della sua enorme pallida testa quadrata con gli occhi che si chiudevano mentre il pavimento si avventava su di lui. E quando si riebbe era disteso sulla schiena su una spiaggia di sabbia ghiacciata, e pioveva da un cielo basso, e la marea era molto lontana.”

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7 thoughts on “Infinite Jest (1996) di David Foster Wallace

  1. Concirdoto, va letto, punto.
    Ammetto tuttavia che avrei letto con altrettanto piacere una tua recensione, con il tuo abituale stile educato ed asciutto e mai supponente.
    In fondo questo romanzo di culto continua ad infondere un vago timore reverenziale sia nei lettori come nei recensori, ma tu hai le carte in regola per poterne uscire vivo e fertile!
    Pensaci…

  2. Mi lasci con la giusta curiosità è un ulteriore libro da inserire nella lista della spesa e nella classifica del Tempo per leggere. Ma senza ulteriori spunti – e quoto Kasabake – mi rischia di rimanere in fondo alla lista. Qualche motivo perché questo ignorante che ti scrive faccia salire la scimmia di questo libro a priorità massima?
    Mi hai incuriosito molto. Poi posso andare da altre parti per curiosare, ma sono un …cliente affezionato 😉

    • Qualche motivo? Dunque, mi sento di consigliarlo perché l’universo immaginato dall’autore è molto vicino al nostro presente, perché soprattutto utilizza una narrazione particolare in cui non c’è un vero protagonista, una vera storia, non c’è un inizio o una fine, come appunto è un universo che vive di per sè. Per l’autore – cito questo articolo del Post che mi aveva spinto tra le altre cose a leggere IJ http://www.ilpost.it/2016/02/01/infinite-jest-ha-20-anni/ – “la forma-romanzo non poteva contenere ed esaurire quello che cercava nella letteratura”. IJ è oltre la forma-romanzo e la sua mole diventa oltremodo necessaria anche solo per avvicinarsi al mondo immaginato dall’autore. Grazie di essere passato e spero di aver sollevato ulteriormente la tua curiosità.

      • Io ho un’identica remora con “Colori Proibiti”, vorrei tanto raccontarne e mi sento mai pronto per buttarne giù qualcosa che sia soddisfacente. Bella sensazione per certi versi, frustrante per altri. Grazie per avermi dato altri spunti e farmi salire l scimmia;)

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