Survivor (1999) di Chuck Palahniuk

d3a5e8db66802686d27c02bf7bcc6723Il protagonista racconta in prima persona alla scatola nera dell’aereo che sta dirottando la sua storia, di come sia sopravvissuto al suicidio collettivo della setta religiosa a cui apparteneva, di come sia diventato un leader religioso e di come gli eventi l’abbiano portato ad essere un criminale ricercato in tutti gli Stati Uniti in un meccanismo ad orologeria il cui epilogo sembra segnato fin dall’inizio. Palahniuk, come sempre, gioca con la struttura narrativa portandoci in questo caso a bordo di un aereo diretto verso lo schianto, i capitoli scorrono a ritroso e, mentre ci avviciniamo alla fine, conosciamo sempre di più il protagonista Tender Branson, l’ultimo – suo malgrado – dei Creedish, la setta di fanatici che tutto era tranne che puramente religiosa. Ritroviamo nel romanzo le caratteristiche di altre storie narrate dall’autore, il nostro antieroe potrebbe benissimo uscire dalle pagine di Soffocare o Fight Club: vittima degli eventi? americano medio causa del proprio male? vigliacco provocatore? Tender è tutto questo, è il simbolo degli Stati Uniti marci, di un popolo afflitto dalla dipendenza nei confronti del consumismo e dei falsi miti che Palahniuk ama così tanto prendere di mira. Il senso di deja-vu per chi ha già letto altre opere dell’autore è alto: il racconto in prima persona con le nozioni snocciolate da esperto del mondo delle pulizie (Tender svolgeva il suo lavoro di factotum per una famiglia di ricconi con abnegazione secondo quanto previsto dai Creedish) ricorda le nozioni spiattellate del mondo del porno di Gang Bang o quelle sulla saponificazione di Figh Club, solo per citarne alcune. Al nostro Chuck perdoniamo quella che può quindi definirsi la sua cifra stilistica: le sue frasi brevi, concise sono aforismi perfetti in grado di far presa sui giovani lettori della nostra generazione e l’ormai classica irriverenza passa quasi in secondo piano. Un romanzo veloce come la caduta libera del boeing 747, un turbine di eventi, deliri e miti frullati dalla mano sveglia e “paracula” di un autore cult che forse non stupisce, non esalta, ma rassicura e intrattiene a dovere.

“A girl calls and asks, “Does it hurt very much to die?”
“Well, sweetheart,” I tell her, “yes, but it hurts a lot more to keep living.”

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...