Dieci Piccoli Indiani (1939) di Agatha Christie

dieci-piccoli-indianiDieci Piccoli Indiani era già stato trattato in questo blog (qui il bella recensione, risalente ormai a sei anni orsono, dell’amico e coblogger Alessandro Cruciani). La presente non vuole quindi essere ne un ulteriore approfondimento ne una recensione ex novo; vuole piuttosto essere una raccolta di pensieri, del tutto personali, maturati duranti la lettura.
Il libro termina con quello che in gergo viene definito spiegone. Ad oggi il mondo della critica sembra completamente a sfavore di questo elemento narrativo tanto che la sua presenza in una storia ne costituisce una discriminante. I detrattori, sempre più numerosi, sostengono sovente che lo spiegone banalizzi il racconto limitando la componente interpretativa del lettore. Io faccio parte, di quell’ormai ristretto, numero di persone le quali apprezzano e sostengono tale scelta (la lettura di Martin Mystère fin dalla tenera età mi ha probabilmente segnato in tal proposito) e libri come questo ne palesano le potenzialità. Il capitolo finale di Dieci piccoli indiani non costituisce un contentino al lettore curioso, al massimo ne è un aspetto secondario, piuttosto risulta centrale nella costruzione di senso dell’opera e sulla sua identità. Senza un spiegazione razionale agli avvenimenti della casa non si sarebbe potuto annoverare il romanzo nel genere giallo, riconducendolo  probabilmente nel mistery e di fatto rendendolo altro dalle intenzioni dell’autrice. La spiegazione finale opera ad un livello più profondo; Agatha Christie intende il suo lavoro come riflessione sul genere, sperimentando l’eliminazione della figura del detective,  concentrando nel giudice (scelta tutt’altro che casuale)  la figura del geniale investigatore e della sua nemesi costruendo un racconto innovativo con molti vinti e nessun vincitore. Questo ulteriore livello interpretativo si palesa, o meglio ancora, si genera a partire dal manoscritto conclusivo la cui assenza, torno a precisare, avrebbe completamente snaturato e mortificato l’opera finale.
E’ evidente nel libro una costante tensione nei confronti della legge, sul significato della stessa e su quello del giudizio. Durante la lettura non ho potuto fare a meno di pensare a Nella colonia penale di Franz Kafka, certamente con modi e stile diversi ma con suggestioni comuni; l’ammissione della colpa come espiazione della stessa, giudizio e condanna non accessibili all’imputato, la perversione umana nell’amministrazione della giustizia, la morte come unica purificazione, tutti elementi cari anche allo scrittore di Praga.
Per le vacanze avevo optato per un giallo d’autore ignaro che mi sarei ritrovato a leggere un libro complesso e profondo come, al di là del genere, solo la grande letteratura sa fare.

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2 thoughts on “Dieci Piccoli Indiani (1939) di Agatha Christie

  1. Sono d’accordo con quanto hai scritto: questo giallo della Christie mi ha convinta davvero molto, tanto che recupererò certamente altri suoi titoli! Tempo fa ho scritto una recensione sulla miniserie della BBC tratta dalla stessa storia. Se ti va, passa dal mio blog!

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