L’ultima spiaggia (1957) di Nevil Shute

01580Era da un po’ che la lettura di un romanzo non mi suggestionava a tal punto da percepire le emozioni dei protagonisti anche nei sogni; questo è quello che mi accaduto mentre mi accingevo a concludere la lettura di questo libro di Nevil Shute e l’angoscia provata al mio risveglio è stata lenta ad andarsene. Fantascienza post-apocalittica, ma molto poco spettacolare: siamo lontani dalle atmosfere desolanti in cui eroi si muovono per riportare la civiltà e sopravvivere mentre il tutto si svolge nel quotidiano di un gruppo di sopravvissuti. La terza guerra mondiale si è manifestata sotto forma di guerra lampo nucleare, tutte le superpotenze si sono annientate tra loro e solo i paesi dell’emisfero australe non sono ancora stati raggiunti dalle nubi radioattive mortali che pian piano stanno scendendo dal nord: è solo questione di tempo prima che anche i nostri protagonisti vengano colpiti e nel frattempo cercano di portare avanti una vita il più normale possibile. Siamo nei pressi di Melbourne e abbiamo il capitano del sottomarino americano Dwight Towers, alle prese con missioni alla scoperta di eventuali speranze, la sua nuova amica Moira Davidson, il tenente Holmes, sua moglie Mary e la loro piccola figlioletta appena nata: tutti costoro cercano di mandare avanti la propria vita, chi negando il tragico destino che li aspetta, chi preparandosi, chi vivendo un amore platonico, chi sperando di riabbracciare i propri cari. Sono le emozioni che reggono un romanzo in cui gli avvenimenti sono pochi, non ci sono twist narrativi se non il lento inesorabile scorrere del tempo fino alla fine preannunciata, la speranza è flebile ed è difficile non immedesimarsi nei protagonisti. La narrazione scorre in modo molto naturale, non vi sono descrizioni poetiche o struggenti, nessuna spettacolarizzazione del dolore  e della paura, ma la normalità della vita di persone come noi alle prese con un avvenimento ingiusto e inspiegabile. Non c’è molto altro da aggiungere, io amo questo tipo di storie – come già detto in precedenza – in cui la dimensione umana è protagonista rispetto a quella tecnologico/fantascientifica e in questo specifico mi sono calato nei panni della famiglia Holmes e ne sono uscito colpito. Davvero appassionante nella sua semplicità.

“Ella sapeva ormai che moglie e famiglia erano reali per lui, molto più reali di quel crepuscolo di vita in un lontano angolo del mondo dove era stato ridotto dall’epoca della guerra. Le devastazioni dell’emisfero boreale non erano reali per lui come non reali per lei.”

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3 thoughts on “L’ultima spiaggia (1957) di Nevil Shute

  1. Affascinante punto di vista il tuo, su un libro che evidentemente trae la sua forza proprio dall’aria decadente dei suoi personaggi e dal rifiuto dell’autore di concedersi agli invece attesi (per il genere apocalittico) squarci di violenza di massa o altre decsrizioni di atrocità immorali.
    Io lo essi in edizione Mondadori, per le ristampe dei classici di Urania e non l’acclsi subito bene, complice un’attesa differente sul tipo di narrazione.
    Ancora una volta illuminante, per chi debba ancora avvicinarsi all’opera, il tuo articolo, assolutamente condivisibile anche da parte mia, che al contrario, non amo nella sci-fi questo tipo di approccio o per lo meno non in modo così rigorosamente understatement (diamine, sono tutti buoni e pacifici e stano per morire… vabbé che sono australiani, ma sono tutti così sconfortanti i perosnaggi!).

    • ah ecco vedi, io invece anche come attitudine personale, mi sono sentito molto vicino al padre di famiglia, un po’ rassegnato e la mancanza di azione mi ha colpito ed è una cosa che cerco spesso nello sci-fi anche cinematograficamente parlando. Due visioni diverse le nostre, ma nello stesso tempo indicano che il romanzo ha colpito 🙂 grazie ancora per il tuo prezioso feedback

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