Il papa (1963) di Giorgio Saviane

_35Dagli acquisti casuali nelle bancarelle dei mercatini dell’usato spunta questo titolo che, originariamente comprato forse per/da mia moglie, ora non ricordo, si è rivelato essere uno dei migliori romanzi letti in questo ultimo periodo. Mentre leggevo la particolare e per me affascinante prosa, mi domandavo come mai non avessi mai sentito parlare dell’autore nè in giro, nè tantomeno in rete nei gruppi di bibliofili che frequento e sembra in effetti che sia caduto nel dimenticatoio proprio – forse – per il modo in cui affrontava in alcuni romanzi la religione e quanto ad essa legato o forse perché non frequentava i circoli letterari dell’epoca. Il papa è stato finalista al Premio Strega (battuto da La Tregua di Primo Levi) e racconta attraverso la descrizione di alcuni momenti importanti della sua vita, l’ascesa alla carica papale di Silvio Lisi, giovane veneto d’origine nobile. Fin qui tutto normale, ma la struttura a grandi episodi, saltando mesi e anni e focalizzandosi su singoli eventi fondamentali l’ho trovata interessante e meno canonica rispetto alla solita biografia di personaggi: pur affrontando l’intera vita del protagonista, siamo dalle parti del romanzo di formazione e Saviane ci svela la formazione attraverso quadri apparentemente scollegati fra loro, a volte presentando punti di vista di personaggi secondari che nell’insieme forniscono invece una visione assolutamente completa del nostro futuro papa.  Il giovane Silvio e la paura dell’inferno, l’esperienza al collegio, la confessione del mostro criminale, il rapporto col turbolento Don Pietro, la tentazione del grande amore e quella del trono papale: sono queste le fasi che vengono narrate per farci conoscere la vita del protagonista. Si tratta quindi della vita di un uomo, dei suoi tormenti e insicurezze, di scelte fatte e altre negate, di obiettivi raggiunti e verità angoscianti, di fede e mancanza di fede, senza sensazionalismi o enormi colpi di scena, ma mostrata nella più onesta delle narrazioni. Nella forma, la prosa che mi ha stregato, è resa attraverso capitoli piuttosto corti, i periodi sono sempre frasi brevi, fornendo un ritmo sostenuto nel quale i dialoghi si adattano alla perfezione e il non detto assume invece un’importanza fondamentale. Le descrizioni non sono mai ridondanti, non viene appesantito il ritmo ma semmai rendono fluido il passare da un ambiente all’altro e da una fase all’altra. Da leggere sicuramente, consigliato a chi ha apprezzato film come Habemus Papam o chi sta pensando se dare un’occhiata alla serie tv The Young Pope firmata Paolo Sorrentino.

«Credi tu, no?», insistette il bambino che riandava alla precedente lezione di catechismo. Mettete il dito sopra una candela, aveva detto il parroco, non potete tenerlo che un attimo: continuate, e il dolore sarà insopportabile. Nell’inferno si è immersi nel fuoco, un fuoco più terribile dello stesso fuoco, senza poter morire; e non servirà piangere, nessuno potrà salvarsi dalle fiamme eterne.
«Certo che credo», affermò la sorella.
«Perché allora non ti fai suora? Io farò il prete per essere sicuro di andare in paradiso.»

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