Channel Zero – Candle Cove (2016)

441832_cz_24x36_vert_fm-final-page-001-cropUn weekend di tempo libero, un piumone e la gioia di immergersi in un incubo mi hanno fatto assaporare questa miniserie in 6 puntate di cui sentivo parlare in giro (colgo l’occasione per ringraziare Lucia, il suo blog e questo post nello specifico), creata da Nick Antosca e ispirata al creepypasta di Kris Straube dal titolo appunto “Candle Cove“. Il termine creepypasta mi ha sempre fatto sorridere, ne leggevo qua e là online, ma non avevo mai approfondito e trattasi appunto di “leggende metropolitane” nate su internet e caratterizzate dalla brevità e dall’intenzione di spaventare gli ignari utenti del web: in questo caso dallo spunto nato online è nata questa serie che è stata in grado di spaventarmi e creare una giusta atmosfera terrorizzante. La storia vede Mike Painter, psicologo infantile turbato dagli incubi, che decide di tornare nella sua cittadina d’origine dopo quasi trent’anni dagli eventi tragici che causarono la morte di 4 ragazzini suoi coetanei e la scomparsa di suo fratello gemello Eddie: gli incubi sono legati ad un programma d’animazione per ragazzi che vedeva all’epoca  e che sembra essere di nuovo in onda, scatenando un’altra ondata di morte e orrore. 8567ba9cedc0d722e12fef9d2fb8db8b6ebcdf53_hqA vederla molto superficialmente, siamo dalle parti di Stephen King nel racconto e in alcuni stereotipi del genere, ma l’immaginario mostrato, fatto di pupazzi animati, veri e propri incubi che diventano realtà realizzati magnificamente anche attraverso effetti speciali un pochino più artigianali del solito, è nuovo, fecondo, anche se va a recuperare paure primigenie scavando nell’infanzia del protagonista e dello spettatore. La sensazione che ho avuto di fronte alle creature di Candle Cove è appunto quella di una materializzazione delle paure: agli occhi di un ragazzino la cui mente è forse ancor più vulnerabile e influenzabile, il mondo dei pirati e del vascello di Candle Cove poteva diventare reale e sopperire a carenze affettive e questo binomio realtà/fantasia diventa territorio perfetto per ambiguità e nascita di paure e mostri. candle-cove-finaleLa serie in questo riesce benissimo, non scherzando, ma prendendo molto sul serio il tutto, anche nella seconda parte più drammatica e risolutiva. Visivamente affascinante, complice la solita desolante e terrificante provincia americana, regala scene da brivido come quelle che vedono protagonisti i ragazzini “posseduti” da Candle Cove. I protagonisti si muovono nel lutto, nel dolore anche se il tutto è solo accennato da una scrittura molto ritmata. Il bilancio è più che buono, è una serie antologica che al rinnovo presenterà un nuovo creepypasta come ispirazione e questa secondo me è sempre una buona cosa che evita il ripetersi e la ricerca del consenso del pubblico come invece spesso accade: è un prodotto horror vero e proprio, serio, dinamico e onesto.

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