The Leftovers (stagione 1-3) di Damon Lindelof & Tom Perrotta

Mi piace considerare questa serie televisiva come la versione per adulti di Lost, un po’ perché vi ha messo le mani uno degli autori di Lost e un po’ perché mi sono ritrovato io, dopo sette anni e con una vita diversa a riprovare le stesse emozioni che non provavo dai tempi dell’isola. Questa serie segue le vicende dei sopravvissuti ad un evento misterioso: l’improvvisa scomparsa di circa il 2% della popolazione mondiale in un normale giorno d’ottobre. Nella prima stagione ci troviamo nella cittadina di Mapleton e seguiamo le vicende della famiglia di Kevin, capo della polizia, e di altri personaggi, ognuno a suo modo costretto a fare i conti con quanto accaduto ormai tre anni prima: c’è chi vi vede motivazioni religiose, chi si unisce al gruppo dei Guilty Remnants (silenziose figure di bianco vestite che fumano e ricordano ai sopravvissuti che non devono dimenticare la sparizione), chi segue figure mistiche e chi inizia a perdere il contatto con la realtà.

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La serie che ovviamente non fornirà mai spiegazioni riguardo l’evento scatenante si sofferma sui personaggi: le puntate sono spesso dedicate ad uno solo dei protagonisti, concentrandosi su come si riesce a vivere dopo una cosa così assurda e su come vengono interpretati i segnali che la vita pone. C’è spazio, soprattutto nelle prime due stagioni dell’elemento vagamente crime con misteri da risolvere, ma il tutto viene sfumato in chiave mistico/religiosa (mi si passi il termine) per cui alla fine gli eventi che accadono e le loro conseguenze non hanno importanza ai fini di un discorso globale, ma sono essenziali per conoscere e appassionarsi allo sviluppo dei singoli protagonisti. E’ questo un elemento che ricorda Lost, la serie infatti faceva delle vite dei protagonisti e delle loro connessioni il nucleo principale su cui abbattere le assurde vicende delle varie stagioni: il flashback come strumento per conoscere i sopravvissuti viene utilizzato anche qui (arrivando anche alla preistoria!! nella seconda stagione) con risultati se possibile ancora più grandi.

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il dolore di Nora

Non si trovano invece qui episodi filler: tutto è molto essenziale, anche il non detto, ogni puntata aggiunge e completa allo stesso tempo. Se è vero però che nella prima stagione la storia sembra navigare un po’ a vista, come zoppicando di fronte al materiale in possesso degli sceneggiatori, nella seconda stagione si cambia registro, si riavvia il tutto aggiungendo nuovi misteri e nuovo materiale, alzando la qualità a livelli non comuni (l’episodio “International Assassin” è universalmente osannato dalla critica). Ma siamo comunque di fronte ad un prodotto seriale che deve fare i conti con gli ascolti e quindi queste incertezze iniziali si sentono e la HBO decide di produrre un’ultima terza stagione conclusiva e qui il cerco si chiude mantenendo comunque la qualità alta e regalando uno dei finali più struggenti e splendidi che la televisione contemporanea possa ricordare.  Il mistero iniziale non avrà tutte le risposte che lo spettatore cerca: The Leftovers si sofferma sui sentimenti, sul dolore, sull’importanza che ogni persona dà al singolo gesto o al singolo evento, sulla capacità di reagire, di riniziare una vita, sull’autodistruzione e su quanto di inspiegabile c’è nel mondo e lo fa in modo adulto, sfidando lo spettatore ad andare oltre i propri limiti, a riflettere su sè stesso.

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La scena finale

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2 thoughts on “The Leftovers (stagione 1-3) di Damon Lindelof & Tom Perrotta

    • Non te ne pentirai sicuramente. Il mio post è stato scritto di getto e ci sarebbero tantissime altre cose da dire, ma le scoprirai. Buona visione!

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