La Bestia (2017) di Bruno Enna, Luigi Siniscalchi

1491915566569.jpg--Dopo Gli occhi e il Buio torno a cimentarmi col romanzo a fumetti Bonelli, un prestito da parte del nostro Gc al sottoscritto, con questo volume thriller dalla vena fortemente cupa e decisamente avvincente. La storia ci porta alla fine degli anni ’60 a Sacramento dove l’agente Brad East arresta un uomo come presunto serial killer: il caso già discusso diviene famoso grazie agli articoli e al libro scritto dal giornalista Fuller. Anni dopo, la giovane analista dell’FBI Mary Jane decide di avviare un’operazione in solitaria per riaprire il caso, convinta che sia stato condannato a morte un innocente e che il killer, cambiato il suo modus operandi, sia ancora in circolazione. La vicenda, come dicevo, è avvincente: abbiamo salti temporali (si arriva anche alla fine dei’ ’90), inseguimenti, indagini, morti violente, sesso, personaggi sfaccettati, il tutto come vuole la tradizione del thriller sia cinematografica che letteraria. Vi sono colpi di scena che regalano il vero colpevole solo dopo svolte e rivelazioni anche grazie appunto alla caratterizzazione dei protagonisti: niente è come sembra nelle pagine scritte da Enna, la giovane Mary Jane e le turbe che si porta da bambina, la brutalità di East alimentano il gioco tra vittima e assassino, tra chi sfrutta chi per arrivare ai propri scopi, trascinando il lettore tra le pieghe più buie della loro personalità.

1491916079037.jpg--Il disegno in questo è fondamentale: inizialmente non gradivo affatto questo tratto così spigoloso e duro, poi ho cominciato a entrare nella storia e ho capito che non poteva essere affatto diversamente. I disegni scuri e i tratti decisi sottolineano la durezza dei protagonisti, il loro passato fondamentale per capirli e le ombre che scavano i loro volti li rendono vivi e aumentano le sfaccettature dei loro caratteri. Mary Jane in questo è esemplare: è una donna bellissima, giovane, ma nel suo viso ritroviamo i drammi che hanno segnato la sua infanzia (il padre in guerra), la spigolosità dei lineamenti serve a contrastare le sue insicurezze combattute però dalla voglia di mettere le mani sull’assassino. Nonostante vi siano riferimenti culturali all’epoca in cui viene ambientata la vicenda, non si ritrova quel collegamento – accennato nella prefazione – della figura del serial killer alla società in cui vive: abbiamo il mostro, la bestia appunto, ma le motivazioni della sua furia non vengono additate alla società e nello stesso tempo nemmeno vengono esplicitate (scelta che personalmente approvo). Ciò non toglie nulla al romanzo in sè che rimane di grande intrattenimento e rispettoso del genere, ma la prefazione faceva immaginare altro oltre all’indagine. Una menzione a parte merita la copertina: colori accesi, quasi fluo, assassino mascherato, vero omaggio visivo al nostro cinema giallo/thriller degli anni ’60-’70.

*le immagini allegate provengono dal sito della Bonelli

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