Red (1995) di Jack Ketchum

phpThumb_generated_thumbnailjpgDurante una mattina di pesca, il vecchio Ludlow e il suo cane Red si ritrovano nel mirino di un giovane armato e i suoi due amici il quale, dopo aver minacciato una rapina, uccide con un colpo di fucile il povero cane. Sul momento il vecchio decide di rintracciare il ragazzo per fargli chiedere scusa e farlo almeno punire dalla famiglia, ma una volta di fronte al padre riluttante e minaccioso deciderà di affidarsi alla giustizia e anche oltre, cercando di superare infine anche i traumi del passato finendo in un vortice di violenza.

Ero finito in un cosiddetto blocco del lettore che nel 2017, consiste nel vedere serie televisive in streaming e relegare quel poco tempo che rimane alla lettura e così non andavo avanti in nulla: ecco poi che la copertina rossa, rossa come il manto del povero Red mi ha chiamato dalla libreria e in un giorno e mezzo ho disintegrato il blocco, divorando pagine su pagine. Dell’autore so poco e niente, molto poco pubblicato nel nostro paese, Ketchum ha iniziato ad avere un suo seguito anche qui grazie ad alcune interessanti trasposizioni cinematografiche  (Red tra queste) e il fatto che Stephen King l’abbia considerato uno dei migliori fa subito capire con chi abbiamo a che fare. Da amante della forme e dello stile mi sono trovato davanti una storia essenziale, passionale ma priva di orpelli e inutili descrizioni: si piomba nella violenza nel giro di poche pagine e solo andando avanti, la perdita improvvisa di Red ci apre spiragli nel passato del tormentato vedovo Ludlow permettendoci di capire cosa questa morte significhi per il vecchio e perché la sua non  è solo una questione di principio. Le ingiustizie dei potenti, l’indifferenza, la gioventù annoiata e allo sbando, la violenza gratuita sono tutti elementi che sembrano ritornare nella vita del vecchio e il cane era l’unico elemento che forse dopotutto gli permetteva di andare avanti. Ketchum non insiste su elementi come la pietà, la facile commozione per appassionarci (anche perché Red viene ucciso praticamente subito), ma lascia parlare il racconto, i fatti, i ricordi e la violenza tracciando con pochi elementi gli altrettanto pochi personaggi e il risultato  è comunque più che soddisfacente. In tutto ciò l’autore infila anche riflessioni abbozzate sul rapporto uomo – natura (e l'”animalità” dell’uomo) e come nella violenza i due elementi sembrino confluire infilandosi in una zona d’ombra dai contorni non troppo definiti. La mano dell’autore c’è e si vede ed  è un piacere farsi accompagnare negli incubi da letture come queste.

“Era come se avesse visto e riconosciuto la propria mortalità fin da ragazzo, contrapponendo il suo fragile corpo a qualcosa di misterioso e letale, come se avesse visto la faccia della morte nella grotta quel giorno. La morte era il buio abitato.”

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