Sotto la pelle (2000) di Michel Faber

0006393721Come spesso mi capita, mi ritrovo a leggere un romanzo dopo aver visto il film che ne è stato tratto e in questo caso, sorprendentemente, mi trovo di fronte un qualcosa di vagamente simile, se non completamente diverso – a tratti – che mi ha sinceramente stupito. Isserley è una predatrice, gira per le strade principali della Scozia a caccia di uomini in salute, principalmente autostoppisti, da portare nel suo rifugio. Isserley ha sembianze di donna, ma in realtà è un’aliena e deve procacciare carne per un’azienda del suo pianeta, carne a quanto pare sopraffina e, vittima dopo vittima, qualcosa del nostro pianeta inizia a scalfire la sua imperturbabilità.  La cosa particolare dell’omonimo film, oltre alla bellezza ultraterrena dell’attrice protagonista Scarlett Johannson, alla splendida fotografia e alla colonna sonora firmata Mica Levi, era la rappresentazione dell’annientamento delle vittime, risucchiate in un non luogo attratte dall’avvennenza dell’aliena: il tutto era molto deduttivo, lasciato all’interpretazione e molto affascinante. Un film quindi che lavora molto per sensazioni e immagini, evocativo e senza praticamente dialoghi in cui la storia va avanti in modo quasi naturale. Ecco, nel libro non c’è proprio questo anzi: l’autore ci porta in questi splendidi paesaggi e la nostra Isserley è algida, sicura di sè, segue il suo copione di infiltrata nel nostro mondo e comunica con le vittime il poco necessario prima di catturarle; nello stesso tempo però la dimensione onirica del film è assente e vediamo tutto ciò che accade nella fattoria, come vengono preparati i corpi e lavorate le carni. Lo scopo dell’autore non è quello di affascinare, ma stimolare una riflessione sul consumo della carne, sull’empatia nei confronti degli esseri viventi in generale (non a caso gli alieni tra di loro si chiamano esseri umani, mentre “noi” siamo i cosiddetti “vodsel”). La pelle del titolo indica quel sottile elemento che divide l’aspetto superficiale visibile al prossimo da quello che c’è sotto e piano piano Isserley inizia a capire che forse c’è qualcosa di più in queste creature e nel mondo in cui vivono. Una lettura ecofantascientifica, mi si passi il termine, che muove uno sguardo critico al consumismo, alla voracità, all’abbandono da parte della società di soggetti bisognosi mettendoci allo stesso livello delle vittime dei macelli intensivi, espediente semplice ma efficace.  Romanzo interessante, film affascinante. Non posso che consigliarli entrambi.

“L’indiscriminata, eterna devozione della natura alle sue innumerevoli particelle aveva un’importanza emotiva per Isserley; mette in prospettiva l’ingiustizia della vita umana.”

 

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