Il dio del 36° piano (1968) a cura di Fruttero e Lucentini

phpThumb_generated_thumbnailjpgLa mia poca costanza nella lettura di questi ultimi tempi mi ha portato ad esplorare il futuro prossimo con questa raccolta edita Mondadori ormai 50 anni fa e curata dalla coppia Fruttero e Lucentini e, come spesso mi capita, sono stato fortunato. I racconti selezionati spaziano fra autori più o meno sconosciuti (molti sconosciuti per il sottoscritto) ma hanno il comune denominatore della società rappresentata,una distopica società futura che vede annientato il singolo in favore di dispotiche sovranità o meccanismi burocratici atti a strangolare la libertà individuale, almeno questo a grandi linee, perchè poi vi sono anche incursioni nel surreale e grottesco (Rachel Maddux). Vengono quindi ipotizzate società in cui la sovrappopolazione ha di fatto costretto gli uomini a vivere in cubicoli di pochissimi metri quadrati (J. G. Ballard), auto indossate come abiti e necessarie per vivere nella civiltà (Robert F. Young), meccanismi che condizionano con illusioni il nostro modo di vivere (Raymond E. Banks) fino al poetico abisso di Chicago in cui la sopravvivenza  è nella memoria del passato (Ray Bradbury). Da impiegato quale sono, ho apprezzato molto il modo in cui alcuni racconti presentano l’eccessiva burocrazia come elemento asfissiante della moderna società, il rigido controllo e rispetto delle regole come unica ragione per andare avanti, anche quando non si comprende per chi o per cosa queste regole sono state fissate (Jack Vance). L’ambiente di lavoro moderno, l’ufficio nel quale ognuno svolge il suo piccolo lavoro, a stretto contatto con gli altri, ma nello stesso tempo senza alcun coinvolgimento col prossimo diviene teatro della lotta per la sopravvivenza dell’umanità (Herbert D. Kastle). In questo tipo di fantascienza che scopro essere di mio gradimento ed essere definita sociale, si pone l’attenzione sulle derive della società moderna, industrializzata, sull’eccessiva strumentalizzazione dell’arte e della tecnologia e il linguaggio con il quale viene affrontata è quello asettico delle cronache, degli articoli di giornale, proprio a rimarcare quasi la spersonalizzazione del prossimo futuro.  Cinquant’anni dopo la raccolta, queste tematiche sono sempre più attuali, i mondi dipinti sono sempre paradossalmente più vicini e se molte delle cose immaginate non spaventano o stupiscono più è forse perchè sono già in atto e non ce ne accorgiamo.  Lettura fondamentale per appassionati e non.

“Sotto un pallido cielo d’aprile, con un vento leggero che soffiava da un ricordo dell’inverno, il vecchio camminava strascicando i piedi nel parco semivuoto, a mezzogiorno. I suoi piedi lenti erano avvolti in fasce macchiate di nicotina, i capelli erano incolti, lunghi, grigi, al pari della barba che gli circondava la bocca, tremante come fosse sempre sul punto di parlare.” Ray Bradbury (L’abisso di Chicago)

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