Trilogia della pianura (1999-2013) di Kent Haruf

haruffIn questa primavera che sembra non arrivare mai è capitata a proposito la lettura dei tre romanzi di Kent Haruf, bastava leggere due righe e in un attimo mi ritrovavo sugli altipiani del Colorado, sferzato dal vento, lungo strade di campagna o magari fermo ad un semaforo in un incrocio abbandonato, complice la temperatura quasi invernale, i temporali improvvisi e un certo torpore della stagione indecisa. I tre romanzi di cui parlo sono Canto della Pianura, Crepuscolo e Benedizione e fanno appunto parte di una ideale trilogia, nel senso che in comune hanno alcuni personaggi e soprattutto l’ambientazione della cittadina di fantasia Holt ma non seguono un vero e proprio ordine cronologico e possono essere letti a piacimento poichè i collegamenti seppur presenti non pregiudicano lo svolgimento delle trame. Dell’insieme dei romanzi secondo me la vera protagonista è la città o se vogliamo l’ambientazione creata sì dai singoli personaggi, ma anche dal ritmo delle vicende, dall’assenza di colpi di scena e dalla silenziosa normalità dello scorrere degli eventi: le pianure degli altipiani lontano dalle metropoli ricalcano l’implacabile andare avanti della vita anche nelle più tristi disgrazie, la quiete dell’esistenza in provincia sembra ridimensionare i problemi e le sventure dei protagonisti vengono affrontate con una forza che solo la vita di frontiera possiede. La narrazione dell’autore, in alcuni momenti più rarefatta e asciutta (soprattutto in Benedizione), conserva un’imparzialità quasi totale e non vedremo mai dei giudizi, negativi o positivi che siano, sugli abitanti di Holt ma la sua è un’osservazione, come fosse un passante che si ritrova a sbirciare nelle finestre illuminate la sera (v. la figura del pastore sempre in Benedizione) e che si limita a riportare i fatti senza orpelli o supposizioni. Riflettendo dopo la lettura dei tre volumi, si ha una visione di insieme da cui si evince una sorta di equilibrio delle forse tra bene e male nel microcosmo di Holt: ad una morte viene contrapposta una nascita, ad un abbandono segue l’inserimento in una nuova famiglia, alla solitudine fa seguito la voglia di aprirsi agli altri e tutte queste semplici vicende si compensano e fanno andare regolarmente il motore della vita della città, come ingranaggi che ogni tanto si inceppano ma che riprendono instancabilmente il loro moto.  Holt è il tipico ambiente di provincia da cui si sente il bisogno di scappare, le cui vaste pianure soffocano invece di aprirsi al mondo, ma non è in realtà così: è confortevole come solo il ricordo e la nostalgia di un passato sereno sanno essere e lo stesso sono questi romanzi: pagine semplici a cui ci si affeziona, capaci di scaldare in momenti difficili e intrattenere senza stravolgere.

“I fratelli McPheron le stavano aspettando. Uscirono subito di casa e accolsero le donne nella piccola veranda. Non parlarono, non mossero un dito. Rimasero rigidi e impassibili come figure di gesso ferme nel portico, due statue molto realistiche di santi minori.”

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