Gioventù cannibale (1996) AA. VV.

31+1B5sQF3L._BO1,204,203,200_Non ricordo più nemmeno dove l’abbia acquistata, ma appena inizata, questa raccolta si è  qualificata subito per quello che è, ovvero una piccola estrema opera di racconti dell’orrore che racchiude le follie di alcuni fra i più interessanti e (purtroppo per me) sconosciuti autori della narrativa italiana degli anni ’90. Sarò stato sicuramente attratto dal nome Ammaniti, Pinkets o Luttazzi, ma difficilmente avrei immaginato un insieme così eterogeneo di orrori e fantasia. I racconti spaziano da cotte adolescenziali finite in tragedia a vendette elaborate e devastanti, da una notte tra amici che finisce in fuga da un canguro impazzito al pogo romantico con un cadavere, dalla versione drogata e splatter di Cappuccetto Rosso ai deliri di una giovane testimone di Geova: denominatore comune  è l’orrore, la violenza improvvisa, il trauma che ricorre e scuote la normalità. Quello che colpisce è la sicurezza di un linguaggio e un immaginario da parte degli autori che si oppongono al classico modo di raccontare “all’italiana” (come indicato nella prefazione a cura di Daniele Brolli), ostentando la propria furia e mettendo su carta un orrore allora limitato solo al cinema di genere. Si potranno ravvedere similitudini con un certo modo di affrontare l’estrema violenza alla American Psycho, ma la connotazione prettamente locale contribuisce alla riuscita dell’antologia: dai quartieri bene di Roma si passa a San Fruttuoso a Genova, dalla periferia di Cologno Monzese a Villa Pamphili sempre a Roma passando per i lidi ferraresi, legando l’esplosione insensata dello splatter a mondi conosciuti e familiari. L’insensatezza e il grottesco sono una delle caratteristiche dei racconti che spostano l’orrore dal quotidiano all’assurdo regalando anche momenti divertenti e spiazzanti. Non tutte le parti dell’antologia mi hanno conquistato, lo ammetto, ma questo va sempre messo in conto quando si ha di fronte una pluralità di storie e stili ognuno con una propria personalità. Questa raccolta segna un punto nella storia della narrativa del nostro paese: è una dimostrazione di intenti e capacità, mostrando che c’è anche altro e che basta saper cercare o saper lasciarsi affascinare per incontrare sfaccettature diverse e spiazzanti in grado di raccontare il nostro paese in modi completamente assurdi.

“All’inizio, era inverno, e il cielo, la sera, si tingeva di rosso. Un rosso acceso. Avevo già sentito parlare dei famosi tramonti di Roma, ma pensavo fosse una leggenda per attirare i turisti. E invece è vero: la sera, tutte le sere, Roma, al tramonto, si tinge di rosso. A volte anche quando sta piovendo. I tetti, le strade, i palazzi, le antenne TV (quante antenne!), tutto riflette il rosso di quel sangue improviso.” E Roma piange (Alda Teodorani)

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