Lacrime di sale (2016) di Pietro Bartolo e Lidia Tilotta

www.mondadoristore.itQuesto volume raccoglie le esperienze del Dott. Bartolo, medico di Lampedusa da ormai più di 25 anni in prima linea nell’accoglienza ai migranti. Non si tratta di un romanzo, seppur qualcosa risenta dell’effetto romanzesco, ma di un racconto a cuore aperto, sincero e doloroso, della tragedia del mare, delle vite che attraversano il Mediterrano in cerca di un qualcosa di migliore: il dottore non fa sconti nel riportare episodi drammatici che superano l’ipocrisia del racconto giornalistico tipo e ci portano a contatto con una realtà che troppo spesso non fa più notizia perché diventata endemica del racconto quotidiano delle varie notizie nei telegiornali e non. La sua esperienza diretta ci permette di non distogliere lo sguardo e questa testimonianza diventa preziosa, direi fondamentale nella sua unicità (il dottore fu il primo ad aprire un centro medico di un certo tipo sull’isola), mentre lo leggevo – quasi tutto d’un fiato – pensavo all’importanza del volume nei prossimi anni e me lo immaginavo come lettura scolastica da affiancare al Diario di Anna Frank per la sua portata storica dirompente, essenziale e autentica. Il mare è la cornice del racconto, la sua natura quasi divina, la sua ambivalenza quale mezzo di sostentamento per gli abitanti dell’isola e unica terribile speranza di vita per i migranti. Altro elemento importante del racconto è quello autobiografico: alternati alle esperienze sul molo con i migranti sono inseriti momenti della vita dell’autore, dall’infanzia, agli studi fuori dall’isola, fino al matrimonio e alla nascita dei figli come a voler sottolineare – come ce ne fosse bisogno – la comunanza della sua vita da isolano con quella del migrante. Ne nasce una sfumatura di profonda umanità da parte del medico, il quale ancora oggi, dopo tutti questi anni continua a rimanere senza parole di fronte alla violenza subita dalle donne e dagli uomini, continua a interrogarsi sulla natura dell’uomo e lo fa, guardandosi dentro e aprendosi al prossimo. Non aggiungo altro se non consigliarne la lettura a chiunque.

“È gelida l’acqua. Mi entra nelle ossa. Non riesco a liberare la stazza dall’acqua. Uso tutta la mia forza e la mia agilità ma la lancia resta piena. E cado. Ho paura. È notte fonda e fa freddo. Siamo a quaranta miglia da Lampedusa e, se non riesco a farmi sentire subito, mi lasceranno qui e sarà la fine. Non voglio morire così. Non a sedici anni. Il panico sta per impadronirsi di me e comincio a urlare con quanto fiato ho in gola, cercando di rimanere a galla e di non farmi trascinare giù da questo mare che ci consente di sopravvivere ma che può anche decidere di abbandonarci per sempre. “Patri” urlo. “Patri.” Lui è al timone e non mi sente. La fine si avvicina, penso. Poi qualcosa accade… Ciò che non potevo sapere allora è che non solo quella notte sarebbe rimasta per sempre impressa nella mia mente ma che la mia esistenza sarebbe stata segnata da un mare che restituisce corpi e vite e che sarebbe toccato proprio a me salvare quelle vite e toccare per ultimo quei corpi.”

2 pensieri su “Lacrime di sale (2016) di Pietro Bartolo e Lidia Tilotta

  1. Mi ha colpito. Un romanzo che potrebbe portare alla luce un argomento che purtroppo in tv e da diverse persone viene banalizzato oopure stereotipato alla grande. Eppure è un argomento attuale che dovrebbe essere approfondito il più possibile, soprattutto analizzarlo con una certa umanità.

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