The Weird and the Eerie – lo strano e l’inquietante nel mondo contemporaneo (2018) di Mark Fisher

 

Dopo alcuni mesi torno su queste pagine per parlare di un saggio affascinante che affronta nei vari campi del cinema, musica e soprattutto letteratura contemporanea, le sfaccettature di due elementi che connotano la nostra epoca ovvero il weird e l’eerie. Mark Fisher è stato un critico culturale e pensatore inglese e si è interrogato sull’argomento ampliando i concetti di weird (strano) eeerie (inquietante) ma non solo: per arrivare alle definizioni complete e più chiare possibili si è avvalso di esempi trovati in film e romanzi, ma anche in album musicali in una esposizione dettagliata e per nulla scontata o ostica. Non amo leggere approfondimenti o saggistica, è un mio problema lo so, ma in questo caso sono andato abbastanza sul sicuro poiché Fisher era un autore spesso citato dal caro Elvezio Sciallis – scomparso improvvisamente l’anno scorso – e con la lettura mi è sembrato di sentire ancora le argomentazioni dei suoi post e mi ha aiutato anche a capire cosa intendeva quando si soffermava a consigliare film o altro (non solo horror). L’impostazione del volume è, se vogliamo, molto accademica: ci viene presentata una tesi, una definizione in questo caso dei due concetti e nei capitoli successivi degli esempi analizzati a fondo per giustificare l’assunto. Quello che ho apprezzato maggiormente è stata proprio la sequenza di titoli (raccolti nella bibliografia finale) e autori, molti a me sconosciuti, che hanno apportato al mondo dell’arte il loro contributo weird o eerie, sottolineando come, soprattutto nel XX secolo e oltre si sia sempre più manifestato questo fascino, questa attrazione per l’inquietante, inteso secondo Fisher come l’esterno, ciò che è altro dalla nostra realtà. Si spazia dalla narrativa alla psicologia, dalla filosofia alla musica, dal cinema più commerciale alle serie televisive anni 60 della BBC. Altrettanto notevole è la postfazione di Gianluca Didino per la Minimum Fax nella quale viene contestualizzato l’autore e ci viene presentato il mondo della critica culturale britannica di fine anni 90 – primi anni zero tra correnti filosofiche e avanguardie. Lo considero un piccolo manuale del nostro tempo, utile per conoscere e rapportarsi con quel qualcosa che ci sfugge ma che ci attrae inevitabilmente ed inoltre un riferimento per approndire il sottogenere dell’inquietante spulciano tra album musicali e romanzi a noi sconosciuti.

“E’ questa liberazione dall’ordinario, questa fuga dai confini di ciò che normalmente consideriamo realtà che spiega almeno in parte il fascino speciale dell’eerie.”

 

P.S. A corredo di questo breve post/consiglio/recensione aggiungo una mia playlist che evoca l’inquietante (per me) dal punto di vista musicale

 

 

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