La mano sinistra delle tenebre (1969) di Ursula K. Le Guin

img012In questo periodo di sconvolgimenti, isolamento e pandemia mi trovo sempre di più a trovare conforto nella narrativa di fantascienza o del possibile come mi sento di definirla;  sono quindi incappato molto felicemente in quest’opera di Le Guin davvero interessante. Il romanzo fa parte del ciclo dell’ecumene e sostanzialmente tratta la storia di Genly Ai, inviato – per conto dell’Ecumene, una federazione interplanetaria appunto – sul lontanissimo pianeta Gethen per stabilire un primo contatto con la speranza di far unire il pianeta all’organizzazione. L’inviato sbarcato quindi nel regno di Kharide si trova invischiato in una rete di intrighi politici più grande di lui, mettendo a rischio la sua incolumità in un pianeta difficile e dalla natura avversa. L’autrice fa quello che mi aspetto da un romanzo del possibile: crea cioè un mondo e ci immerge in quel mondo e nelle sue regole e tradizioni utilizzando lo sguardo di un elemento esterno come il nostro inviato e interrompendo/arricchendo la narrazione con stralci di miti del passato getheniano, inserendo anche il punto di vista di un altro importante personaggio. Il genere umano (tutti gli abitanti dei pianeti conosciuti appartengono al genere umano) del pianeta è diverso dai terrestri pur essendo apparentemente simile: la particolarità sta nell’essere ermafroditi, sessualmente “neutri”, per gran parte della loro vita, tranne nel periodo del kemmer in cui possono avere figli ed essere o maschi o femmine e stabilire una relazione con l’altro. Questa dualità di difficile comprensione per il nostro inviato è alla base della natura dei getheniani, del loro modo di vivere e affrontare le novità. Altro aspetto importante della vita sul pianeta è il clima: Gethen significa infatti inverno e sul pianeta, nel periodo del contatto dell’inviato, la civiltà sta vivendo in piena era glaciale, è praticamente sempre tutto ghiacchiato o innevato, cosa che renderà le peripezie del nostro ancora più avventurose e pericolose.  Lo sguardo del’autrice, oltre ad aver creato e immaginato un mondo fantastico come Gethen, riesce a mettere in luce trame politiche e derive populiste che sembrano pericolosamente attuali ricordandoci come la fantascienza riesca sempre a fornire elementi per comprendere il nostro presente. Una narrazione fluida, capace di appassionare (le pagine della fuga di Ai nel grande Ghiaccio del nord le ho praticamente divorate) e ricca di spunti di riflessione.

-Conosci questo segno?

Lo guardò a lungo, con espressione strana, ma poi disse:

-No.

Lo si è trovato sulla Terra, e su Hain-Davenant, e su Chiffewar. E’ yin e yang. La luce è la mano sinistra delle tenebre…era così il verso? Luce, tenebre. Paura, coraggio. Freddo, caldo. Femmina, maschio. Sei tu. Therem. Entrambi e uno. Un’ombra sulla neve.

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