La città dei vivi (2020) di Nicola Lagioia

9788858434864_0_221_0_75Nella primavera del 2016 il mondo della cronaca nera italiana viene sconvolto dall’omicidio Varani, un caso assurdo, fuori da ogni logica conosciuta che mette in luce un mondo nascosto della cosiddetta Roma perbene: la cosa che turbò l’opinione pubblica, oltre all’efferatezza del delitto fu la cosiddetta mancanza di movente degli assassini. Lagioia con questo romanzo fa un’operazione simile a quella di Carrere con L’avversario e Capote con A sangue freddo: mescola cioè le sue impressioni sull’accaduto con una ricostruzione quanto mai accurata degli avvenimenti partendo dalle registrazioni delle deposizioni e tutte le altre documentazioni possibili dei nostri tempi (programmi televisivi, estratti di chat whatsapp e post sui social media). Non so quanto l’operazione possa dirsi affine o qualitativamente al livello dei predecessori, io personalmente ho divorato il volume, più andavo avanti e più ne restavo incredulo: non avevo seguito – come spesso mi capita – la cronaca all’epoca e quindi ero all’oscuro di dettagli e ogni pagina apriva in me una curiosità mista a smarrimento. L’elemento particolare e vincente dell’opera è l’analisi del contesto: Lagioia vive a Roma, conosce la città e ne descrive accuratamente ogni aspetto, da quello meramente esteriore al degrado culturale e sociale, ravvedendo nell’ambiente una delle ragioni alla base della concatenazione di eventi che hanno portato al violento omicidio. Ne esce un racconto completo, ricco di sfaccettature, pervaso da un interesse sincero nel quale però abbiamo un’immagine di Roma quasi apocalittica, un cumulo di macerie in cui gli abitanti sopravvivono abituati a questo stato di cose che sembrano non accorgersi degli autobus in fiamme, delle carcasse di topi o dell’ennesima emergenza di rifiuti. Il punto di partenza dell’autore è cercare di capire cosa ha trasformato Marco Prato e Manuel Foffo in due improvvisi e tremendi assassini: spesso, di fronte a notizie del genere viene istintivo porsi nei panni della vittima mentre l’autore prova a domandarsi come si diventa così, come cioè due persone apparentemente normali e che fino a poche settimane prima non si conoscevano, possano arrivare a tanto. La sua indagine quindi porta a galla di tutto: dalle insofferenze familiari, l’uso di droghe, la prostituzione, tendenze suicide, manipolazione psicologica, degrado delle periferie e non solo. Lo sguardo dell’autore si sofferma anche su altri protagonisti, soprattutto familiari dei colpevoli, sempre per cercare di creare un quadro il più possibile completo del contesto e cercando di non fornire giudizi ma solo fatti. Una lettura a tratti angosciante, a tratti forse un po’ furba ed egoriferita, soprattutto quando l’autore parla delle sue esperienze personali, ma sicuramente di impatto proprio perché non si tratta di fiction ma di storia vera, soprattutto vera e vicina al nostro vissuto.

«Tutti temiamo di vestire i panni della vittima. Viviamo nell’incubo di venire derubati, ingannati, aggrediti, calpestati. Preghiamo di non incontrare sulla nostra strada un assassino. Ma quale ostacolo emotivo dobbiamo superare per immaginare di poter essere noi, un giorno, a vestire i panni del carnefice?»

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