Il mondo sommerso (1962) di J.G. Ballard

9788807885983_quartaIn seguito a forti radiazioni e tempeste solari, le calotte polari hanno iniziato a sciogliersi sommergendo i continenti, trasformando le metropoli in lagune tropicali e lasciando l’umanità confinata nei poli cercando nuovi modi di sopravvivere. Dopo molti anni l’esercito scorta ancora biologi nelle lagune per conoscere le nuove specie animali e vegetali che popolano questo nuovo mondo, il biologo Kerans sembra però essere affascinato in un modo diverso dalla nuova realtà anche a causa di strani sogni ricorrenti. A parte il tempismo di mettermi a leggere il romanzo in una delle estati più roventi degli ultimi anni (e una delle più fresche dei prossimi anni), in un periodo in cui il tema del riscaldamento globale si fa sempre più “caldo”, devo ammettere che la lettura mi ha molto stupito pur conoscendo l’autore per altre opere. La distopia viene qui affrontata in un modo che generalmente apprezzo, cioè dopo aver fornito elementi per capire il contesto e la nuova realtà sommersa, l’autore si sofferma sulle mutazioni interiori dei protagonisti (su tutti Kerans, ma anche il collega più anziano Bodkin o l’avvenente Beatrice) invece di presentarci scontri con i nuovi abitanti delle lagune, come le enormi iguane o gli insetti sempre più attirati dal clima tropicale. Beninteso, non è un racconto di sensazioni e deliri onirici, c’è uno svolgimento, ci sono anche momenti d’azione con l’arrivo del diabolico Strangman ma quello che muove la vicenda è la sensazione del protagonista di aver finito il suo ruolo nel mondo allora conosciuto e di essere forse pronto per lasciarsi andare guidato dai suoi sogni ed unirsi in un inconscio collettivo primordiale a cui è possibile tornare ora che il mondo è unificato nella sua natura liquida. La realtà come la conosciamo viene quindi rappresentata dall’impostazione severa delle forze armate e dal desiderio di anarchia dei pirati guidati da Strangman: entrambi modi di affrontare la vita ormai obsoleti che non possono trovare un futuro nel nuovo ordine delle cose. Un modo di affrontare il post apocalittico davvero interessante, anche se quella delle pulsioni inconsce  è una delle tematiche ricorrenti dell’autore: il ritorno dell’uomo alla sua origine “pre civiltà” in seguito a eventi traumatici ci riporta al Condominio sempre del nostro Ballard, in questo caso però il trauma viene dato come superato in modo naturale e il protagonista non è rassegnato ma curioso e abbandonato ad una volontà altra da lui. La storia del romanzo quindi si concentra sulla presa di consapevolezza di Kerans, sugli iniziali dubbi se tornare al quartier generale ai poli e sulla successiva fase di abbandono, ma il viaggio verso le lagune incontaminate resterà lasciato fuori, sarà l’inizio della fine che non lascia il lettore con l’amaro in bocca per una conclusione affrettata, ma semplicemente forse non può essere narrata perché vissuta in un modo che va oltre la comprensione convenzionale. Una lettura che lascia qualcosa e che stimola riflessioni nella sua disarmante attualità.

“Così, abbandonò la laguna e si addentrò nuovamente nella giungla. Nel giro di qualche giorno si perse completamente, seguendo le lagune che si susseguivano verso sud nella pioggia e nel calore sempre più intensi, attaccato dagli alligatori e dai pipistrelli giganti, un secondo Adamo alla ricerca dei paradisi dimenticati del sole rinato.”

 

 

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