Todo Modo (1974) di Leonardo Sciascia

TodoModoLa rilettura de Il giorno della civetta (qui) mi aveva permesso di affrancare Sciascia dalla limitata visione degli anni scolastici; la più recente lettura di Todo Modo ha maturato ulteriormente il mio giudizio su questo importante autore.
Ho acquistato il libro con l’idea, ma anche la speranza, di ritrovare intatti tutti gli elementi che già avevo apprezzato nella precedente esperienza di lettura. Avevo, in qualche modo, associato l’autore siciliano ad un genere: poliziesco, colto, imperniato di attualità e con elementi di denuncia sociale, una sorta di “genere Sciascia”. Sbagliavo. Sciascia non può essere considerato un autore seriale, di genere, in quanto non reitera, non ripete. Certamente è possibile rintracciare nei suoi romanzi un fil rouge, in questo caso giallo se vogliamo giocare con i colori, ma che è sottile, spesso limitato alla forma, molto meno alla sostanza.

Apro una piccola parantesi. Quando scrivo queste “recensioni amichevoli” non riporto mai la trama, men che meno la sinossi. Scrivo, egoisticamente, per dare chiarezza alle mie idee; le condivido perché credo profondamente nel confronto. Libri, fumetti o film che siano, il mio scopo non è mai stato quello di convincere qualcuno all’acquisto, tanto meno alla lettura. Non ho nessun interesse all’evangelizzazione, per questo i miei articoli sono rivolti a chi già conosce l’opera di cui tratto. Se poi, quello che scrivo stuzzica la curiosità di qualche lettore, non posso che esserne felice e ben disposto a dare ulteriori informazioni, ma non è mai questo lo scopo ultimo dei miei articoli.

Molti interpretano questo romanzo come una critica aspra e puntuale sui limiti della classe dirigente del partito che dal dopoguerra fino agli anni ’80 ha monopolizzato il potere in Italia: la Democrazia Cristiana. C’è addirittura chi si è spinto a darne una visione profetica asserendo che Sciascia in qualche maniera ne preconizzi la fine. Ecco, secondo me, questa visione, probabilmente non del tutto errata, è però limitante. Gli elementiuesta questa “d’attualità”, di critica sociale e politica sono presenti certo, ma non ne costituiscono l’oggetto primo del romanzo; forse in questa occasione non rappresentano nemmeno il maggior interesse dell’autore, la sua esigenza nello scrivere. Il vero cuore del romanzo va, a parer mio, ricercato nella continua dialettica instaurata tra l’anonimo protagonista e Don Gaetano. È nei meandri di questi discorsi coltissimi la vera essenza del romanzo. In queste chiacchierate Sciascia abbandona ogni tipo di analisi, se vogliamo, più giornalistica, per elaborare temi più astratti e profondi come la religione, il potere, la cultura, la morale. Anche l’arte, soprattutto quella contemporanea, è indagata e problematicizzata. Il protagonista, non a caso pittore di successo, vive un vero e proprio dissidio con la sua espressione artistica e la sua relativa mercificazione; tema particolarmente attuale anche ai giorni nostri in cui la finanza è entrata a piene mani nel commercio artistico.

Todo Modo è prima di tutto un’opera, misteriosa, mesmerica. Un’opera che nel tempo è riuscita perfino ad acquisire ulteriore fascino grazie agli eventi che hanno portato alla luce, negli anni ’80, i segreti della loggia massonica P2. Impossibile non riconoscere una prossimità tra romanzo e realtà che si fa inquietante dal momento in cui la prima precede la seconda. E’ chiaro come la previsione sia frutto del caso, Sciascia non sapeva e non poteva immaginare. Le suggestioni di Todo Modo provengono dall’osservazione del partito cristiano egemone in quegli anni, non da pensieri cospirazionisti; senza però nulla togliere al fascino di questa visionaria e terribile suggestione.ualità qualitjdkla

Ho lasciato per ultima quella che credo sia la definizione più azzeccata data a questo romanzo: giallo metafisico. Le parole, prese dal suo articolo sul Tempo (potete leggerle qui), sono di Pier Paolo Pasolini, che molto stimava Sciascia. Il fato ha voluto che quella fosse anche l’ultima recensione pubblicata prima della tragica morte. Ci tenevo a citare l’intellettuale friulano soprattutto perché quest’anno ricorrono i 100 dalla nascita. Viva Sciascia, Viva Pasolini.

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